Parigi, 25 giugno
Milady bentornata! maremma ragazzi, che noia senza di voi. pfff...ma io
vi ho chiamato col pensiero, cavolo...non mi avete sentito? mi sa che quel
libro lo butto: come chiamare a distanza in tre giorni. Sarà mica della
telekom. Boh.
Madame, vorrei dirvi delle cose. So che è una cosa difficile.
Vi sono degli angoli nascosti che sono luce per alcuni e buio per altri.
E' giusto che sia così.
Oggi ho messo in fila i miei pensieri e le vostre parole, e fiuu...che
caldo..eppoi in quanto al massaggio brasiliano, voi...voi...oh voi..vi farei
di più...però sono un professionista, e quel che è detto è detto. Massaggio
e niente sesso. emh..beh magari una toccatina...in realtà c'è un passaggio
molto pericoloso, ma..come si dice la sofferenza tempra lo spirito. E' una
speciale posizione per muovere i muscoli delle gambe. Siete stesa con il
volto per aria...
Gli antichi lo chiamavano "il soffio" perché il contatto è come un
soffio... la natura! sembra una cosa magica,
deve essere lento...lento...voi siete con gli occhi chiusi ...è benessere...
Okay. Ora basta con la mie fatiche. E voi. Fate nulla? pff...sono un
massaggiatore professionista sapete? (beh...in verità è vero che ho fatto
dei corsi di shiatsu, è per questo. Sui massaggi brasiliani ho molta
teoria...emh...pratica zero. Pazienza. Però nel caso vi interessi ;O)
Sapete che mi siete mancate, maremmina sbuccicata...e ora posso almeno
baciarvi e strapazzarvi un pò?
Bacio.
A.
emh...no, scusate se sono tornato, ma..oh...la carne è debole..ma vince
sempre iuk iuk
No, pensavo: visto che siete tornata a me, potrei mica approfittare un
pò. Cioè, prometto che non sarò invadente, poi...vi spiego :O)
Sapete? mi avete fatto venire una voglia matta questa mattina. Ho di nuovo
tutto in movimento. Oggi niente jeans. Abito grigio topo. Beh..non è male, ma insomma per un rivoluzionario non è il massimo. Solo che è leggero...e...
Ripensavo a voi..
Devo andare....ma non vorrei, mi piace guardarvi.
Vi porto così, dentro gli occhi....
A.
Parigi, 25 giugno
...non ricordo quando ho cominciato a provare il gusto delle rime, credo sia
un ritorno all'infanzia, una specie di regressione. Solo che la ricerca
della rima è cosa complicata, almeno..quando è dotata di senso. Poi ci sono
le rime facili: sesso - spesso iuk iuk, oppure dolore - amore - cuore,
oppure duro - futuro..etc...insomma, il cervello di uno lasciato a piede
libero è un caos bestiale.
In una di quelle sere in cui avresti volentieri fatto a meno delle parole,
anzi...a pensarci più uno scrive più vuol dire che non ha altro da fare :O),
mi sono messo a studiare i numeri, i significati rituali, magici, o
matematici, religiosi, oppure semplicemente del linguaggio comune...e
così..e così..niente eccomi qui: Filastrocca dei numeri...per voi Madame,
con la mia voce Ciack......
Londra, 25 giugno
Non so perché queste parole trovate per caso, mi hanno portato a voi,
al pensiero di voi, al vostro volto, alle vostre mani, alla vostra presenza costante..
non so perché ho inciampato in queste frasi, non so perché ho provato
la sensazione fortissima di avervi qui, accanto…
Ho sentito i capelli vibrare come se la vostra mano li avesse sfiorati.
Eravate con me, siete con me, ora, adesso, mentre vi scrivo queste parole
che non sono nate in me, ma le dedico a voi…
Senti, io non so se tu sei un angelo, di quelli che da bambina mi
vegliavano il sonno, e placida dormivo perché mi sentivo protetta, ed avrei
giurato che anche di giorno, m’avrebbe seguita ovunque io andassi.
Senti, io non so se eri tu l’angelo, quando tra le coperte mi rannicchiavo
al calore, e mia madre metteva uno scialle a velare, la piccola luce e
scappava di fretta, senza lasciarmi una carezza gentile, lo strascico caldo
di due labbra accennate.
Senti, io non so se tu sei un angelo, ma so che senti la stessa paura, per
quelle ombre che la luce creava, che diventano forme fantastiche e vere,
sul muro e la volta di canna e di gesso, sulle pareti e i comò sui mobili
antichi.
Senti, io non so se tu sei un angelo, ma come me della casa ricordi
l’inverno, le trine sgualcite le crepe sui muri, le corse intorno al tavolo
ovale, con mia madre e mia zia a rincorrermi dietro, a prendermi sempre per
via delle trecce, troppo lunghe e grosse di nero carbone.
Senti, io non so se tu sei un angelo, se ricordi la finestra che dava sulla
valle, che poi era solo un intreccio di colli, dove il sole tramonta e
l’orizzonte si chiude, tra le colline turrite a rincorrere valli, ed il
mare distante che intuivo soltanto, perché una mammella più grigia me ne
impediva la vista.
Senti, io non so se davvero esistono gli angeli, se hanno i capelli come i
tuoi castani, se quando ridono gli si forma una ruga, all’occhio sinistro
per farsi baciare, ma stasera vorrei che tu lo fossi davvero, perché faccio
fatica a vederti da uomo, davanti al camino e le castagne a tostare.
Senti, dimmi davvero che sei diverso dagli altri, da tutti quelli che ho
incontrato di notte, ed anche di giorno perché non cambia poi molto, sapere
che in fondo mi stanno a sentire, solo perché il mio spicchio di pelle, può
diventare la forma d’un seno nudo che pende.
Senti, sarà pure vero che il letto è importante, che un uomo e una donna ci
finiscono spesso, come ora che basterebbe poi niente, mentre scruti i miei
occhi e ci leggi i ricordi, di quando bambina pensavo che un letto,
servisse soltanto a provare paura.
Senti, dimmi che sei davvero diverso dagli altri, che stasera rimani a
guardarmi negli occhi, che sono rossi soltanto perché il fuoco li scalda,
ma ti prego rimani a sfiorarmi il profilo, come un sole al tramonto che
sfuma la cresta, dei colli dei tetti e l’anima tutta.
Senti, io non lo so se davvero lo sei, se devo credere a quello che dici,
se sei tu quello che mi veniva a trovare, ed ora m’adagio sopra questi
ricordi, ma dimmelo dai non fermar le parole, fammi credere che ti conosco
da sempre, che vegliavi il mio sonno come ora m’abbracci, perché non costa
niente tornare bambina, e stasera è bello sentirselo dire...